Cuba, Praga, Roma, Route 66: quattro nuove destinazioni vanno ad arricchire il pacchetto culturale, emotivo e artistico dei Carnet de Voyage di Louis Vuitton; un invito, che la maison da sempre offre ai suoi lettori, ad avventurarsi in viaggi reali o virtuali, sfogliando pagine scandite dalle incredibili interpretazioni che artisti di fama internazionale o semplicemente giovani talenti offrono di alcune città. Per la primavera/estate il Travel Book di Louis Vuitton vede il cinese Li Kunwu disegnare con uno stile fastoso e colorato la città di Cuba, il russo Pavel Pepperstein rappresentare elementi iconici di Praga attraverso poesia e romanticismo, l’americano Miles Hyman portare in scena una Roma piena di vita e contrasti, e lo svizzero Thomas Ott attraversare la Route 66 narrando una storia di chiaroscuri. Ad ognuno la libertà di poter esprimere il suo punto di vista e di trasformarlo in narrativa, che sia attraverso l’uso del disegno, della pittura, del collage o dell’illustrazione. Così come del fumetto o del manga. Per ogni volume un’edizione limitata di trenta copie, ciascuna numerata e autografata dall’artista.

“Sento parlare di Cuba sin da quando ero piccolo. Negli anni ’50 i nostri paesi sviluppano rapporti eccellenti. Nel profondo del cuore ho sempre saputo che ci sarei andato un giorno o l’altro”. Per l’artista cinese Li Kunwu Cuba e i suoi paesaggi hanno una forte somiglianza con quelli della sua regione, lo Yunnan. Lo affascinano particolarmente lo spirito e il loro destino comune. Ne rimane talmente affascinato da mostrare in modo evidente nei suoi trecento disegni, a inchiostro, a colori, lignes claires, ritratti e paesaggi, l’intensità delle emozioni provate. Ogni stile racconta un’emozione, ciascuno differente ed accattivante per tale ragione.

Praga per Pavel è una questione di sentimenti, tanto da possederne quasi un senso di protezione nei suoi confronti. Arrivò per la prima volta nella capitale della Repubblica Ceca all’età di quattordici anni e fu “immediatamente colpito dalla bellezza e dal mistero di questa incredibile città”, a quei tempi meno turistica rispetto ad oggi. “Da allora non ho mai sentito la forza di quel tipo di presenza e non ho mai avuto un senso così Forte dell’assenza dell’Europa altrove”. Della città elogia la Cattedrale di San Vito, le fabbriche semi abbandonate, così come i diversi quartieri che popolano la città. Arricchendo i suoi disegni, qua e là, con l’introduzione di strumenti di potere o figure geometriche, che forse vogliono rappresentare quel senso di speranza per la condizione umana in cui l’artista crede nel profondo del suo cuore.

La città di Roma per Miles Hyman è come una donna elusiva e misteriosa, che si può incontrare all’angolo di una strada, all’ombra di un terrazzo o di un balcone. Guardi altrove per un istante e lei è sparita, proprio come Roma. “Roma ispira tutto tranne indifferenza: con la sua luce, prima di tutto, ma anche con i suoi colori speciali, che hanno sortito un graduale incantesimo su di me: le facciate, con le loro sfumature di ocra, giallo oro, azzurro e turchese, per non parlare della vasta gamma di rossi, uno più ricco dell’altro”. Roma appare ai suoi occhi “energica, dinamica, caricata di una fuggevole bellezza, gioiosa, gli elementi della poesia nella sua vita di tutti i giorni”. “Oggi mi rendo conto che il Travel Book su Roma avrebbe potuto intitolarsi il Travel Book dei romani. Volevo assolutamente catturare la vita quotidiana degli abitanti di questa città con onestà e ammirazione, sono tentato di dire con tenerezza. Perché ho voluto porre l’attenzione sull’elemento umano della città? A mio avviso la chiave per capire questa città è lo straordinario contrasto tra la sua vita effimera e l’eterno”.

Ha viaggiato per quasi 4.500 kilometri in tre settimane. Thomas Ott, grande appassionato di cinema, cresciuto a fumetti e romanzi, racconta a modo suo la leggendaria Route 66: “è un mondo dimenticato: i paesaggi sono brulli, le città sono ridotte a macerie, le strade sono vuote e silenti. Ci sono cittadine fantasma congelate nel passato. Io illustro quest’America perduta sulla strada”. Scatta fotografie su cui effettua dei ricalchi, replicandoli su una tavola da scratchboard. Ognuna di esse si interroga sul significato della Route 66, una metafora per una vita intera.

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