Ha una visione della moda surreale, e lo dimostra ogni volta che porta sulla passerella le sue collezioni scultoree, ispirate alla scuola giapponese di Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Rei Kawakubo. Un universo, quindi, che parla di forme organiche rielaborate e manomesse sulle forme anatomiche naturali, che nel corso degli anni ha influenzato numerosi designer. A lui, a Rick Owens, La Triennale di Milano dedica una retrospettiva, Rick Owens. Subhuman Inhuman Superhuman, che ha aperto i battenti venerdì 15 dicembre e che chiuderà il sipario il 25 marzo 2018, e in cui Owens è autore della sua stessa narrativa, affiancato dalla curatrice del settore moda de La Triennale di Milano Eleonora Fiorani. Obiettivo? “Volevo prendere ciò che un mondo sprezzante può deridere, per trasformarlo in qualcosa di buono, empatico, gentile ed esclusivo, spiega il visionario stilista nonché furniture designer californiano. A luglio 2005, infatti, Owens ha lanciato sul mercato una collezione di arredi realizzati in compensato grezzo, marmo e corna di alce americano, collezione che è stata esposta al Musée D’Art Moderne di Parigi e al Museum of Contemporary Art di Los Angeles.

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