All’interno di una settimana rigorosamente black, doveroso è dedicare uno spazio ai rivoluzionari scatti in bianco e nero, ma non solo, di Sølve Sundsbø. Su cui ora, più che mai, sono puntati i riflettori per via della retrospettiva allestita in suo onore, in occasione del Photo Vogue Festival, a Palazzo Reale, Sølve Sundsbø Beyond the still image. Norvegese di nascita e londinese di adozione, il fotografo e filmmaker, storico assistente del visionario inglese Nick Knight, tra opere inedite, video, proiezioni, scatti iconici e installazioni, offre al suo pubblico uno spettacolo sensoriale, che mette in luce le basi attorno a cui Sølve ha costruito il suo impero fotografico.

Come l’utilizzo innovativo di differenti tipi di illuminazione, dei suoi ritocchi dipinti a mano e di tecniche inconsuete come raggi x e scansioni 3D. Che, per la loro versatilità stilistica e per il loro concept iper-visionario hanno reso la moda digitale ed evolutiva di Sølve veicolo e brillante interprete della fashion photography dell’ultima decade.

Celebri i suoi scatti per Vogue, i-D, Love e NY Times, giusto per citare qualche nome, e le sue adv e i suoi cortometraggi per le maison di moda e beauty Giorgio Armani, Chanel, Cartier, Gucci, Dolce&Gabbana ed Estée Lauder, fx. Che insieme all’artwork realizzato per la copertina dell’album dei Coldplay, A Rush of Blood to the Head, e agli scatti commissionati da Alexander McQueen per la sua mostra al MET “Savage Beauty”, hanno fatto il giro del mondo negli anni fino a trovare dimora, oggi, tra le mura di Palazzo Reale. Diventando pura forma d’arte. Non solo perché inserite in un contesto culturale, ma piuttosto per l’immagine che la retrospettiva vuole dare di sé. Non invita a soffermarsi sul singolo soggetto ma sull’intenzione del fotografo. In questo caso. Perché a parlare di pittori o scultori il discorso non cambierebbe affatto.

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