Luigi Marchini viaggia con l’immaginazione e come un moderno Jules Verne, anche se non è mai stato in Polinesia, riproduce fedelmente tatuaggi tribali. Che cosa hanno dunque in comune il tatuatore Luigi Marchini e lo scrittore Jules Verne? Entrambi sono riusciti a descrivere magistralmente luoghi esotici senza esserci mai stati. Entrambi hanno avuto l’indubbia capacità di portarci con sé in viaggio, di farci notare ora un dettaglio, ora l’altro. Per calarci totalmente nella poesia di una cultura così diversa dalla nostra, resa comprensibile grazie all’impegno che questi uomini ci hanno trasmesso i loro accurati studi. Ci sono riusciti perché si sono documentati con un meticoloso lavoro di ricerca, ed entrambi hanno lasciato il segno. La differenza è che la narrativa di Luigi Marchini invece che con le parole è fatta di disegni dalle forme sinuose. Luigi Marchini è uno dei tatuatori più famosi per la realizzazione di tatuaggi polinesiani, maori e marchesani. Nella sua carriera è arrivato a vincere oltre 40 premi, partecipando a Tattoo Convention in tutto il mondo. La sua passione per questo genere di tatuaggi deriva dall’acquisto del libro Tahiti Tattoos di Gian Paolo Barbieri. Una vera rivelazione!

“La cosa più intima nell’uomo è la pelle” – Paul Valery

Con questa frase inizia il libro che racconta, attraverso testi e fotografie, la tradizione, il significato e la storia del tatuaggio Polinesiano. Quando Gian Paolo Barbieri andò a Tahiti per un reportage fotografico per Vogue Italia, scoprì qualcosa di più che un’isola esotica. Il fotografo di moda vide mantenuta una promessa d’infanzia, poiché anche lui, come altri bambini come Luigi, aveva solcato con la fantasia i Mari del Sud e aveva sognato mondi sconosciuti e avventurosi. Nella cultura polinesiana il significato del termine tatuaggio è “colpire due volte”. All’origine, le tribù che si sottoponevano a questo rituale sacro subivano un procedimento estremamente doloroso. Consisteva in tagli sui quali veniva applicata una mescola a base di carbone che aveva la funzione di colorare in profondità le ferite. Tali incisioni erano parte integrante del rituale, dimostrando il coraggio del membro della società, il quale più tatuaggi aveva e più era rispettato agli occhi degli altri. Una sessione durava solitamente l’intera giornata, fino a quando gli uomini non potevano più sopportare il dolore. O la pelle fosse talmente infiammata da richiedere lo stop. L’intero processo poteva durare anche quattro mesi. Gli strumenti adoperati erano realizzati con gusci di tartaruga, ossa di uccello e bacchette di bambù. Non certo quindi le tecniche odierne, meno dolorose e invasive! Oggi i dati confermano come il mondo dei tatuaggi sia in continua espansione diventando uno dei simboli della cultura artistica del XXI secolo. Secondo la fotografia scattata dall’Istituto Superiore di Sanità nel mondo dei tatuati in Italia, a scrivere indelebilmente sulla propria pelle sono quasi sette milioni di persone, il 12,8% della popolazione.

L’obiettivo di professionisti come Luigi Marchini è dimostrare come il mondo del tatuaggio abbia rotto gli schemi del luogo comune, trasformandosi da tabù a fenomeno sociale. Anche grazie all’evoluzione delle tecniche e degli stili che hanno trasformato gli artisti in tatuatori e i tatuatori in artisti. Luigi Marchini, dopo aver aperto il suo primo tattoo studio nel 2002 in zona Cimiano a Milano, ha lanciato con il suo socio Andrea Lanzi, aka Antikorpo, Hive Tattoo Art Gallery. Un gossip ? E’ stato annunciato ufficialmente ieri sera sui social network l’ingresso in società di Fedez in Hive Tattoo Art Gallery! Situato in via privata Pirano 9, non un semplice negozio ma un hub di 250 mq con 8 postazioni tattoo e una piercing lounge in collaborazione con Wildcat, marchio tedesco leader mondiale di gioielli per piercing. Ma Hive Tattoo è anche un laboratorio artistico attrezzato con un torchio per incisione e una galleria che ospita opere di artisti emergenti a rotazione. Hive Tattoo Art Gallery ha tra i suoi obbiettivi anche l’informazione. Per portare a conoscenza del pubblico i parametri, inerenti la scrupolosa osservanza delle precauzioni di carattere igienico sanitario, che sono applicati dagli artisti nell’esecuzione dei loro lavori. Una filosofia che affianca, ai contenuti artistici, la grande attenzione da parte dello studio per la prevenzione della salute pubblica. Il risultato è un autentico salotto del tatuaggio, in cui il tattoo diventa massima forma di espressione artistica e protagonista di uno spazio nuovo che strizza l’occhio agli studi internazionali.

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