“Non mi considero un profumiere. Compongo ed esprimo un concetto o un’intuizione attraverso la natura. Il profumo è un veicolo che rende visibili le mie idee”. Chi parla è Julian Bedel, fondatore di Fueguia1833, brand argentino nato nel 2010 tra i più innovativi del panorama della profumeria artistica internazionale. Lo incontro nel suo showroom milanese, una magic box annessa all’hotel Park Hyatt che affaccia sulla Galleria Vittorio Emanuele. Milano non è solo una delle sedi dei monomarca Fueguia nel mondo (gli altri sono a Tokio, New York, Mosca, Londra e Buenos Aires, dove tutto ebbe inizio). Milano è la città che Julian ha scelto non solo per vivere, ma anche per produrre, o meglio, creare i suoi profumi. Da milanese adottiva quale sono, che nutre per questa città un amore profondo, sono felice quando ritrovo nelle parole di altri adottati come me la stessa positiva emozione.

Lo incontro, dicevo, nello show room milanese (luogo che invito l’amministrazione di Milano e il sindaco Beppe Sala a inserire come tappa obbligata per chi visita la città). Se lo osservi da fuori non sai dire con certezza se sia aperto o meno. Non ci sono luci in vetrina ad illuminare i selezionati profumi esposti, e all’interno sono volutamente basse, a creare un’atmosfera rarefatta, magica appunto, cui l’occhio si deve pian piano abituare. Nell’aria, le note calde di un concerto alla chitarra di Paco De Lucia. Capisci che arrivano direttamente da un giradischi prima ancora di percepirne la presenza: hanno quel suono ruvido, rotondo e vivo tipico di una riproduzione da vinile.  Al centro, un tavolo ottagonale su cui troneggiano come su una scacchiera re e regine profumati. Ai lati, scaffalature in legno scuro ospitano collezioni vintage e materie prime. Dominano il legno e il metallo e le note scure dell’indaco che Julian ha voluto naturale e che ha personalmente steso su tavoli, assi del pavimento e boiserie. “Il mio punto di partenza è l’artigianalità. In casa ci hanno sempre insegnato a creare usando le mani. Mio padre è scultore, in casa avevamo una bottega, molto grande, dove tutti lavoravamo. Mia madre è una grande cuoca, cucina benissimo. Quindi eravamo come degli alchimisti… di successo o no… non importava. La nostra vita quotidiana era fatta di azioni concrete”. Mi viene in mente una citazione di Gandhi, che diceva «Sono le azioni che contano: i nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni».

In questo Julian non si risparmia: entra in tutti i processi, li studia e poi li realizza, mettendoci il più possibile qualcosa di sé. È musicista – suona la chitarra  – e ha imparato anche a costruirla, non solo a suonarla; è creatore di profumi ma non ha una preparazione da chimico, per questo ha voluto studiare tutto sui processi di estrazione delle molecole profumate per poi assemblarle. La creatività di Bedel non conosce limiti se non etici. “Dei 400 profumi che vedi qui, ciascuno potrebbe essere fatto meglio, senza ombra di dubbio. Ma il punto non è creare profumi perfetti, è creare profumi che siano coerenti con il messaggio che voglio dare”. È qui la linea invalicabile, quella che – se superata – gli farebbe perdere la sua integrità. “Non sono un business man”, dice Julian. In Fueguia non c’è un direttore marketing, per esempio. La distribuzione è limitata ai monomarca e a pochi rivenditori, oltre che all’online. L’approvvigionamento di tutto ciò che serve per la produzione è sostenibile (le scatole sono in legno naturalmente caduto, le materie prime naturali provengono da piante non minacciate dall’estinzione, le molecole di sintesi non hanno controindicazioni a livello di salute), così come sostenibili sono le condizioni dei fornitori con cui l’azienda collabora, in Patagonia in primis, ma anche in Italia. L’energia, per esempio, proviene da fonti rinnovabili grazie alla collaborazione con il progetto Impatto Zero di Lifegate.

Restare al di qua del limite, non tradire la propria integrità, non impedisce, anzi, probabilmente permette al brand di avviare collaborazioni anche molto importanti e mirate. Per esempio con Rolls Royce, per la quale ha personalizzato il profumo di 80 macchine. O con un hotel 5 stelle lusso a Macao di cui ha profumato 700 stanze senza ricorrere a prodotti chimici di bassa qualità e allo stesso tempo, usando naturali che non entrino in conflitto con il sistema di nebulizzazione della fragranza. Perché la sfida di domani per la profumeria, è convinto Bedel, sta tutta lì. Con le materie prime naturali sempre meno abbondanti, le biotecnologie rappresentano uno strumento importante per contrastare speculazioni – da una parte – e livellamento della qualità dall’altra. Prima di andarmene, faccio ciò che mi regala da sempre momenti di vera estasi: stappo, annuso, chiudo gli occhi, spruzzo e provo su pelle. Sono esaltata, commossa, estasiata. Viaggio nel tempo, nello spazio, sogno la Patagonia (semicit.) e anelo all’iperuranio. Scelgo di portare con me due fragranze lontane dal mio consueto vestiario olfattivo, che proprio per questo mi affascinano. Una è Ett Hem, un accordo di cedro, sandalo e pepe nero dal potere afrodisiaco; l’altra è The Spirit, edizione limitata per Rolls Royce che note di cuoio e legno. Esco e mi immergo nel centro della città. Sono felice mi sento rinvigorita. Perché la bellezza, anche quella olfattiva, nutre l’anima. E perché penso che fino a quando esisteranno dei portatori di messaggi belli e positivi come quelli di Julian, non avremo nulla da temere.

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