Donne timide ma decise, con un sottile filo di rossetto e accessori super minimal. Personalità dolci e raffinate, quasi che sembrano essere nate in un posto magico che affascina tutte.. Le donne di La Fille Bertha ci rappresentano e noi le abbiamo fatto un po’ di domande per capire dove si trova questo posto meraviglioso da cui nascono le sue creazioni.

Tre aggettivi e/o sostantivi che ti rappresentano.
Assorta, appassionata, riflessiva.
C’è una memoria della tua infanzia a cui sei particolarmente legata?
In realtà sono davvero tantissime, nel bene e nel male.
Me ne viene in mente una, riguarda quei momenti in cui mia nonna ci faceva dipingere e decorare i sassi del suo giardino della casa al mare. Per me era un momento catartico e affascinante. Mi vengono anche in mente i viaggi, la neve, i posti lontani da casa che hanno sempre destato su di me un grande fascino.
Quando ti è nata la passione per i colori?
E’ sempre stata presente nella mia vita, direi fin da quando ero bambina, dunque. Dipingere e disegnare erano attività che mi creavano un grande trasporto.
Come è avvenuto il passaggio dalla carta alla strada? E la creazione del tuo nome?
E’ avvenuto grazie al mio compagno, che dipingendo sui muri dall’età di 13 anni, mi ha sin da subito incitata a provare a disegnare sui muri ciò che vedeva su carta: pensava che mi sarei divertita molto, e che sarebbe stato uno step molto interessante quello di vedere i miei personaggi prendere vita in quel formato e supporto; non posso dargli torto e non posso che ringraziarlo! Il nome è emerso in modo molto spontaneo, e nella sua prima forma era comporto solo da “Bertha”. Quando ho iniziato a dipingere sui muri ho pensato a un nome diverso dal mio, che potesse rappresentarmi e nel quale potessi identificarmi: si è subito presentato Bertha, indissolubilmente legato a un ricordo d’infanzia.

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