La mia arte non ha a che fare con il lusso, con il consumismo o con il materialismo, come sostengono in molti, ma con l’intensità”. Con questo genere di affermazioni Jeff Koons si è aggiudicato una nomea, che lo riconosce come una delle personalità più contraddittorie della storia. Perché non solo è considerato uno degli artisti più ricchi del mondo, ma ciò per cui è diventato famoso sono opere che illustrano ironicamente l’american way of life, e quindi, in altre parole, quel gusto kitsch volto al consumismo e alla massa, in cui lui non si riconosce e che per altro critica ripetutamente. Fatto sta che, nonostante anche i recenti fatti di cronaca riguardanti la realizzazione del suo Bouquet of Tulips per il Palais de Tokyo, che lo hanno definito cinico e speculatore, l’erede di Warhol, come viene spesso identificato, piace tanto. Perché se da una parte le sue opere portano un sorriso di spensieratezza sulle labbra per quanto divertenti ed ironiche, dall’altra, secondo lo stesso Jeff Koons, sono un modo per riflettere, “servono” per avvicinare l’uomo della strada all’arte, mostrandogli delle opere in cui possa ritrovare temi familiari, facilmente comprensibili, e che spesso e volentieri fanno riferimento a spot o a personaggi televisivi. Così come a cibi confezionati, frammenti di volti, arti e capelli, parchi di divertimento e paesaggi paradisiaci. Quest’ultimi, in particolare, appartengono per lo più alla serie My Easyfun-Ethereal. Una sua particolare interpretazione della tradizione pittorica del collage, inaugurata dall’artista tra la fine del Ventesimo secolo e l’inizio del Ventunesimo, che consiste nel sovrapporre e giustapporre figure della più disparata provenienza, dopo averle elaborate a computer, lasciando così ai suoi collaboratori il compito di tradurle in pittura.

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