Classe 1990, milanese doc, Bea Bongiasca cavalca l’onda del successo, che giorno dopo giorno stanno riscuotendo i suoi gioielli, aprendo una boutique. A Milano, in via Solferino 25. Il suo segreto? Lo spirito colorato e divertente che nel mondo della gioielleria risulta insolito. Organizzare un glam-tour all’interno, perciò, è d’obbligo. Ed è Bea a spiegarvi il perché.
Congratulazioni per questo importante traguardo. Cosa rappresenta per te l’opening della prima boutique a Milano? L’opening della prima boutique rappresenta finalmente la realizzazione di un sogno. Dopo l’esperienza con due pop-up store presso La Rinascente Milano ho deciso di aprire il mio primo punto vendita diretto. Ho scelto Milano perché è la città dove sono cresciuta e dove abito, quindi non c’è posto migliore dove aprire la prima boutique!

La nuova boutique, un universo neon e rosa ad alto tasso glam-pop-kawaii. Come mai hai scelto questo concept? Abbiamo scelto questo stile perché rappresenta pienamente l’estetica del marchio, ed è come entrare nel nostro mondo pop e kawaii. Siamo molto entusiasti di come Massimiliano Locatelli, architetto di Locatelli Partners, abbia realizzato pienamente la nostra visione di negozio.
Ti sono sempre piaciuti i gioielli sin da quando eri bambina? Ho scelto di dedicarmi ai gioielli quando ero all’Università. Ho studiato alla Central Saint Martins a Londra e il cosiddetto “anno zero” offre un percorso di studi generico. Dando la possibilità di valutare e scegliere tra alcuni macro indirizzi. Inizialmente ero indecisa tra scultura e design del gioiello, poi però mi sono orientata su Jewellery Design perché l’ho trovato più manuale e creativo. Con i gioielli si può spaziare molto.
Se dovessi consigliare un primo acquisto firmato Bea Bongiasca su quale creazione ricadrebbe la scelta? Penso che il primo acquisto potrebbe essere una fedina della collezione No Rice, No Life, oppure gli orecchini rametto sempre della stessa collezione. No Rice, No Life è la mia prima collezione e rappresenta l’unione tra la cultura orientale e quella occidentale che si incontrano creando un legame perfetto. Sono pezzi da indossare tutti i giorni e hanno un prezzo accessibile, infatti sono i primi gioielli che abbiamo venduto molto e sono decisamente riconoscibili.

Qual è l’aspetto più affascinante nel produrre e nell’indossare un gioiello secondo te? Creare gioielli è quasi paragonabile a creare opere d’arte. Tutto ha inizio da un pensiero che poi diventa un’idea più realizzabile e si tramuta in un disegno. Dal disegno, poi, è tutto in divenire perché mi immagino come possa diventare materialmente, mi appoggio ad una fabbrica di gioielli di Pesaro, la mia sede produttiva. Creare i propri pezzi in Italia dona un valore aggiunto in più, essendo il nostro Paese sinonimo di competenza e qualità. Il gioiello diventa così un elemento da portare con sé nella propria quotidianità e che quindi vive insieme alla persona che lo indossa. Mi piace pensare che i gioielli si tramandino di generazione in generazione e con il tempo acquisiscano un valore sentimentale.
C’è una tipologia che va per la maggiore tra le donne? Tra le donne penso che il gioiello che va per la maggiore siano gli anelli, un pezzo di cui nessuna donna può fare a meno.
La creazione che ti è personalmente piaciuta di più invece? Solitamente mi affeziono sempre tanto alla mia ultima collezione, più nuova e meno “vista”. Lavorando molto sui gioielli, spesso, è facile farci l’abitudine su alcuni di essi e “annoiarmi”. You’re So Vine è una collezione super pop e colorata quindi penso che mi rappresenti in pieno.  

Perché una donna dovrebbe scegliere i gioielli di Bea Bongiasca piuttosto che altri? Credo che i miei gioielli siano molto divertenti e pop. Nel caso di You’re So Vine, la mia ultima collezione composta da pietre e smalti colorati, il colore è qualcosa con una vera ricerca dietro.
Milano è la tua città, dove sei nata e cresciuta. Quali sono i luoghi magici che fanno parte del tuo quotidiano e di cui non puoi proprio fare a meno? Brera è la mia zona del cuore, abito qui fin da piccola e i miei amici mi prendono in giro perché i posti fuori zona Brera mi sembrano lontani! In realtà però ora mi piace molto anche la zona di Paolo Sarpi. Moltissime mie amiche abitano lì e adoro i ristoranti cinesi. Spesso poi mi trovo in quella zona per la ricerca di props per le mie ultime campagne fotografiche!
Come ti vedi tra dieci anni? Bella domanda! Uno degli aspetti più entusiasmanti del mio lavoro è il fatto che ci sono sempre un sacco di sorprese e imprevisti… non ci si annoia mai!

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