È già – o solo? – passato un mese quasi esatto dalla morte di quello che molti hanno chiamato e continueranno a chiamare Maestro, anche se lui non voleva essere chiamato così. Una vita, quella di Gualtiero Marchesi, che è stata alimentata da diverse forme d’arte tra cui la musica e la pittura. Un uomo che con la sua cultura multidisciplinare, la sua capacità di rinnovamento, ricerca, creatività e fantasia ha portato la cucina italiana ai massimi livelli e che, in pochi anni dall’apertura del suo ristorante milanese  Gualtiero Marchesi in Bonvesin de la Riva, ha catapultato l’Italia nel firmamento Michelin conquistando 3 stelle nel lontano 1985. E’ grazie a lui se ho affinato la mia passione per la cucina, dopo averne sentito parlare e  dopo averlo visto in tv, quando ero piccolo. Un cuoco, una persona enigmatica che metteva in soggezione per la sua cultura ma che  affascinava per quel modo  pacato di parlare di territorio, mercato, cucina e tavola. Sequenza questa che confluisce nei suoi menù: una composizione di contrasti ed emozioni. “La cucina è di per sé scienza, sta al cuoco farne arte” diceva il Maestro. Questo è proprio ciò che ha fatto, grazie alla sua sete di conoscenza e alla voglia di elevare la sua passione portandola in una dimensione nuova. Piatti non solo buoni, ma anche belli. Molto belli. Ha tratto ispirazione dai più grandi artisti contemporanei: Andy Warhol, Jackson Pollock, Aldo Calvi, Enrico Baj, Lucio Fontana e non ultimo Hsiao Chin le cui 7 pennellate di colori sono diventate il logo del ristorante milanese e parte estetica integrante del suo menù degustazione di 7 portate. Qui voglio riportare una carrellata di immagini dei suoi piatti, le creazioni del cuoco che ha rivoluzionato il modo con cui eravamo abituati a vedere il cibo nel piatto.

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