Marrakech e la ri-scoperta del quinto senso: visita a un straordinario studio-laboratorio nella Medina dove nascono estasi olfattive. Cari viaggiatori, dimenticatevi il baccano della splendida piazza Djemaa el Fna, tra giocolieri, incantatori di serpenti, musicisti, venditori di spezie e tappeti. O il vivido blu cobalto dei Jardins Majorelles, il giardino impressionista dove centinaia di uccelli nidificano, creato dall’omonimo pittore francese all’inizio del ’900,e dove sorge l’ex villa di Yves Saint-Laurent, ancora oggi onorato in un memoriale con le sue ceneri. Nel cuore pulsante della Medina, è raro che si aprano le porte di un’antica dimora con patio interno dove il Maestro Serge Lutens, da quasi cinquant’anni ha scelto di vivere e lavorare. La sua carriera è stata un susseguirsi ininterrotto di successi: coiffeur, truccatore, direttore artistico, fotografo, filmmaker, scrittore visionario ora Lutens è diventato uno dei più grandi poeti viventi del profumo. La mia ammirazione per lui è cresciuta nei decenni non solo per il magico rituale di chi come me, vaporizza il genio di Lutens ogni mattina sulla propria pelle, ma soprattutto per l’uomo stesso. Sono assolutamente affascinata dalla sua intellettualità e dalla sua natura enigmatica e sfuggente. La casa, dalla verticalità gotica con prospettive di profondità e simmetria art déco, è dominata da intarsi e legni scuri, immersa nella fresca penombra e nel silenzio, grazie alla protezione delle spesse mura , che magicamente la isolano dal caos della Medina.

Un mausoleo di ricordi e di simboli, come un Vittoriale arabeggiante, dove tutto è personalizzato da Lutens stesso con gusto teatrale. Invaghito dell’ideale, questo immenso riad di un ettaro non ha pace: dai mosaici ai decori dei soffitti, dalle mura ai lucernai dai filtri blu, alla scuola coranica in stile arabo-andaluso, con un tripudio di zeellj, ai dipinti e intarsi, ciclicamente tutto viene modificato radicalmente ormai da tre generazioni di artigiani locali, che talvolta vengono anche solo ad ammirare il lavoro di intarsio svolto al mouaknas, il soffitto della biblioteca, avvolta da un intossicante odore di legni di cedro libanese e ambra, prima che venga smantellato di nuovo. La casa-museo di Maestro Lutens, in continua evoluzione, ha il sapore dell’espiazione. Non c’è gioia in questa disperata ricerca della perfezione, perché la perfezione è la fine di un percorso e avvicina alla morte. Passando nel giardino centrale, il profumo d’ambra si affievolisce lentamente, per lasciar spazio a note di fiori, di verde intenso: finalmente aria e il rassicurante gorgheggiare dell’acqua della fontana per le abluzioni rituali decorata con i versetti del Corano. Guardando in alto, si intravede tra le palme la bow window del laboratorioPer accedere al Sancta Sanctorum bisogna accedere da una scala interna, che man mano che si salgono gli scalini diventa sempre più stretta e bassa, claustrofobica ascesa fino ad abbassare il capo per entrare nella stanza. Come per magia, in questo luogo laborioso e ordinato si respira la creazione della vita, in netto contrasto con il mistico lato oscuro del resto della casa. Nell’immensa biblioteca di materie prime, dove l’iniziatore di tutte le rivoluzioni nell’universo della bellezza lavora senza pausa alla creazione di nuovi profumi dai nomi sofisticati, l’aria è un vortice di odori che si respirano nel souk di Marrakech, armonizzati però dal tocco sofisticato che solo un creatore francese di fragranze riesce a dare. Come una reliquia, c’è un pezzo d’ambra comprato a Essaouira e dimenticato per anni in una scatola di legno di thuya, dal quale è nato il capolavoro Ambre Sultan che sa di spezie, legni, patchouli, resine. Rachid, assistente personale di Monsieur Lutens, fa gli onori di casa. Prezioso collaboratore di una vita, mescola personalmente le segretissime formule scritte a mano dal Maestro Lutens, che lavora in stretta collaborazione con il profumiere inglese Christopher Sheldrake, per poi consegnarle alla casa essenziera Givaudan per la produzione. Questa santissima Trinità del profumo lavora al di là delle mode e delle tendenze e in questo luogo sacro è vietato l’ingresso al male assoluto: il marketing. Per questo motivo le fragranze di Serge Lutens, che tendono al concetto essenziale di bellezza e autenticità, sono pure e inebrianti. E’ arrivato il momento dell’intervista e in giardino appare Monsieur Lutens, elegante nel suo completo sartoriale nero, suo colore feticcio di protezione. Temperamento schivo e appartato fino al mistero, possiede la forza e l’audacia dei timidi. Racconta attraverso alcune risposte spesso sibilline e a loro volta dense di interrogativi l’ispirazione delle due nuove creature olfattive.

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