Se la vita ti dà polvere, tu fanne un profumo. Così nasce 401 È Amatrice. Cosa fai quando ti casca letteralmente  il mondo addosso? Una spremuta di cuore. Possibilmente profumata. Da Amatrice il profumo della ripartenza. Amatrice è il Terremoto. Quello che distrugge, sradica, annienta, cancella. Quello che uccide e, se non ti uccide, non sempre ti fortifica. Amatrice è la gente che a quel terremoto è sopravvissuta e in quella tragedia ha trovato la forza di ricominciare. Come Marina e Roberto Serafini, proprietari della profumeria Riflessi. Avevano tutto e si sono ritrovati senza nulla, ma improvvisamente ricchissimi dell’unica risorsa che non si può comperare: il tempo per vivere, per continuare a vivere, con le figlie Alessia e Domiziana. Quando il superfluo cade e rivela l’essenza, l’essenza parla con voce forte, chiara. E il silenzio che pervade il nulla del dopo la fa risuonare come mai prima. L’essenza dice: puoi ricominciare. Puoi ridarti un sogno. Puoi viverlo, se riparti dal cuore. Così nasce 401 È Amatrice. Un progetto che è un profumo, una mostra, una sfida, ma che è soprattutto l’incontro di tante persone che hanno messo insieme le loro essenze più profonde.

Vincenza Bufacchi, della Confederazione Nazionale dell’artigianato di Rieti, che intuisce la necessità di creare opportunità di rinascita e appoggia la famiglia Serafini in un disegno ambizioso: creare il profumo di Amatrice che possa far dimenticare quello della polvere. Insieme a loro, in una sequenza di serendipitudine, Silvana Angeletti e Daniele Ruzza, progettisti e designer, Lorenzo Dante Ferro, maestro profumiere italiano, Giovanni Gastel, fotografo di fama mondiale, Anna Maria Sacconi, artista e animo sensibile, Mirko Pallera, fondatore di Ninja Marketing, le illustratrici Alessandra Scandella e Maria Cecilia Azzali. C’erano tutti alla Triennale il 31 gennaio, giornata di inaugurazione della mostra È Amatrice, il Design di una nuova impresa, conclusasi il 4 febbraio e destinata a essere portata in giro per l’Italia. A dare la parola a ciascuno di loro, Andrea Cancellato, direttore della Triennale, Katia Jorfida e Cristina Rota, PR internazionali, che lasciano a Gandhi il senso di questa incredibile sinergia: “Qualsiasi cosa tu faccia potrebbe fare nessuna differenza, ma è molto importante che tu la faccia”. E come possiamo fare, noi, la differenza? Per esempio acquistando per noi o per altri questo incredibile profumo (120 euro, 100 ml Parfum). Ma anche ogni volta che ci lasciamo guidare dal nostro più profondo sentire, ogni volta che facciamo ciò che intimamente siamo. Ogni volta che parliamo con il cuore.

 

401 È AMATRICE: ALCHIMIA DI NOTE E NUMERI
401 sono le ultime tre cifre delle composizioni che Lorenzo Dante Ferro aveva proposto ai coniugi Serafini. 140 sono le materie prime che contiene. 401 è – secondo la cabala ebraica – una cifra che rappresenta l’alfa, l’omega e ancora l’alfa, ovvero il principio, la fine e ancora l’inizio. 401, nei colori pantone, è il grigio polvere, ma un grigio caldo, vivo, vibrante, quello scelto per il packaging. Ma 401 è in primis un profumo. Un profumo che sin dalle note di testa ti parla di rinascita, con la freschezza dell’arancio e del bergamotto, per poi colpirti al cuore con la santoreggia, la rosa damascena e il basilico, e in fondo in fondo ammaliarti e farti suo per sempre, con la delicata e quasi evanescente testardaggine dell’iris, del muschio di quercia e dell’ambra. Per usare le parole di Giovanni Gastel, che viene da una famiglia di profumieri e di certe cose se ne intende, Lorenzo Dante Ferro ha creato un profumo mondiale. E noi siamo d’accordo con lui.

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