THE TALENTED MR.STARCK

di Giulia Pivetta

Il profumo secondo Philippe Starck dev’essere “fluido”, come la realtà del XXI secolo.

L’eclettico designer francese si cimenta nella creazione della sua prima fragranza. Per farlo, decide di lavorare con l’intangibile, di esplorare l’astratto, di rendere visibile l’invisibile. La concepisce come una terra di mezzo dove liberarsi dalle convenzioni, dalle aspettative e dalle preoccupazioni. Uno spazio tra realtà e immaginazione, tra poesia e scienza, tra conosciuto e ignoto, tra visibile e invisibile.

L’antica arte profumiera, fatta di rigore e tradizione, si unisce all’estro avanguardista nella collezione firmata Starck Paris. Un viaggio durato 4 anni, in compagnia dei tre nasi Dominique Ropion, Daphné Bugey e Annick Ménardo. Un sogno che lo cattura sin dall’infanzia: “Quando ero piccolo passavo i pomeriggi nella profumeria di mia mamma. Amavo rintanarmi nel magazzino per lasciarmi trasportare dall’odore delle fragranze e dal suono della musica elegante che passava la radio. Il mio corpo era lì ma le mie emozioni viaggiavano lontane migliaia di chilometri nel tempo e nello spazio”. Per lui un profumo non inizia e finisce solo nel naso: l’olfatto è il senso attraverso cui il passato rivive più intensamente. “Sono sempre stato ossessionato dagli odori. Un odore può riportare alla mente un luogo, una persona e una sensazione, come se ce l’avessimo sotto gli occhi. Come un movimento tra lo spazio fisico e l’immaginazione, un ponte tra la realtà e il sogno. Nello stesso modo in cui la pelle collega la nostra intimità al mondo esterno”.

Da qui la scelta del nome delle tre fragranze Peau (pelle) dalla doppia identità: Peau de Soie, che evoca la leggiadria di una donna ma nasconde un’anima decisa, Peau de Pierre, la forza maschile  levigata da un tocco femminile e Peau d’Ailleurs il mistero dell’altrove, qualcosa di non ancora definito. Un’indagine lucida sull’identità sessuale “liquida” dei nostri giorni: escludendo volontariamente un genere definito, ci permette di scegliere quella che sentiamo più nostra, a seconda del momento. Per Starck sono tutte e tre parte di noi e si completano a vicenda. Non nelle note però, ben distinte e riconoscibili. Così caratterizzate da non poter essere indossate accoppiate alle altre.

Philippe Starck la star del design celebrata in tutto il mondo si fa da parte, non c’è nessun riferimento alla materia. Le confezioni, rigorose e minime, quasi scompaiono per lasciare il campo libero alle percezioni. A quale senso si è affidato Starck per crearli? Il sesto, ovviamente: l’inconscio. “La parte più consistente del mio lavoro si svolge mentre sogno. La mente umana è una fonte inesauribile di ispirazione e il profumo è la strada più veloce e diretta per arrivarci. Creare una fragranza è stato un modo ulteriore per indagare gli aspetti della nostra psiche”.

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