28 POSTI: UN PROGETTO OLTRE LA BUONA CUCINA

di Martina Antinori – Foto ©Marco Varoli

28 Posti è un locale che per chi vive a Milano non si può non conoscere! Non solo un Bistrot, ma una perla rara, che tra le sue mura custodisce una storia di cucina, design ed etica, tutta da raccontare! Situato in Via Corsico 1, il locale (come suggerisce il nome) ha solo 28 coperti. Un ambiente intimo e accogliente per chi desidera mangiare in un clima quasi familiare ma al tempo stesso super cool!

Marco Ambrosino, giovane chef di Procida, è colui che con la sua cucina d’autore delizia i palati del 28 Posti, anche i più sofisticati, trovando la giusta sinestesia tra tradizione campana e avanguardia. Riponendo una particolare attenzione sulle materie prime, dalle più nobili alle più “povere”, e sulla stagionalità degli ingredienti, riesce a soddisfare tutti i gusti e le esigenze, compresi celiaci, vegetariani e vegani. La lista dei vini non è da sottovalutare, sempre di altissima qualità ma che tende a privilegiare piccoli produttori e vignaioli artigiani, rendendo il 28 Posti un ristorante fortemente legato alla selezione, all’artigianalità e al territorio.

Il menù di Marco Ambrosino  cambia ogni due mesi, rendendo il ristorante una scoperta continua oltre che sinonimo di ricerca e passione! I più affezionati però non disperino. Alcuni dei suoi piatti forti rimangono una costante del locale, come i tagliolini con porro fondente, polvere di capperi e limone candito o il dolce a base di ricotta, carbone, gelato al polline e bottarga. E non è tutto, la particolarità di questo ristorante non si ferma in cucina, ma continua in sala tra gli arredi e l’architettura stessa. Un vero e proprio progetto architettonico che grazie a Gaetano Berni, Maria Luisa Daglia e Francesco Faccin ha riportato il locale al suo stato originario, arricchendolo però di una profonda anima artistica. Gli elementi di arredo hanno le origini più variegate: da quelli prodotti con materiali di recupero con l’aiuto dei detenuti di Bollate a quelli realizzati con il contributo del maestro ebanista Giuseppe Filippini, fino alle autoproduzioni della baraccopoli di Mathare. Senza dimenticarsi della presenza di alcune immagini di celebri progetti fotografici tra cui “Nomadic Sellers” di Filippo Romano e “In Case of Loss” di Francesco Giusti.

28 Posti dunque è più di un Bistrot, è un progetto dell’anima che tra innovazione ed etica riusce a unire in maniera unica la cucina d’autore, l’artigianalità e umanità.