Lolita. Icona di Stile. Il mito della giovinezza nella moda.

di Sara Viola Ferrarini

Oggi voglio parlarvi del libro “Lolita. Icona di stile” di Giulia Pivetta (24 Ore Cultura, 2016). Partiamo dal titolo: una chiara assonanza con il nome di questo Blog, LolaGlam. Entrambi derivano da Dolores, nome spagnolo di donna. Entrambi  vogliono celebrare la femminilità. Una femminilità garbata e delicata, tenera e imperscrutabile. Da subito l’intento dell’autrice è chiaro: rivendicare la vera identità di Lolita. Non più bambina ma non ancora donna, è caratterizzata da innocenza e purezza ma non intese come segno di debolezza, anzi, come punto di forza. Gelosa delle passioni e custode di segreti, certamente vanitosa, flirta senza perdere il proprio candore. Bisogna capirla a fondo, andare oltre le sembianze.

In tutto il mondo ci sono discendenti di Lolita Haze, la protagonista del romanzo cult di Vladimir Nabakov. Questa estetica contemporanea girly affonda le radici in valori ben fissati secondo gruppi di appartenenza. Un modo di essere dalle infinite sfaccettature che ritroviamo in attrici, cantanti, it girl. Sicuramente le conosciamo ma forse non le abbiamo mai pensate come tali. Come l’opera di Nabokov non può essere catalogata nel genere della letteratura erotica, così Lolita non può essere identificata come una figura femminile carnale, disinibita, eccitante e spregiudicata. Il malinteso di Lolita rientra spesso nei luoghi comuni, nelle idee sbagliate della collettività, colpevole di averle attribuito un significato del tutto riduttivo, se non addirittura sbagliato come quello di essere un’adolescente precoce: al contrario questa jeune fille vuole restare un’eterna bambina perché “il passato offre sicurezza” dice Giulia. Attraverso una scrittura creativa e immagini sublimi, l’autrice delinea dettagliatamente un universo misconosciuto, focalizzandosi sull’indole, sull’atteggiamento e sullo stile di questa ninfetta

Questa femminilità è rintracciabile nel cinema, nella musica, nella moda. Dall’America, alla Francia, all’Inghilterra, al Giappone. Leggiamo come “le teeny bopper made in USA sono la prima fonte di ninfette in serie”,  Wes Anderson si ispirerà a loro per la figura di Suzy Bishop in “Moonrise Kingdom”. Brigitte Bardot con il suo erotismo inconsueto: “apparentemente disponibile, è in realtà molto distante da chi la desidera”. O ancora la Yè-yè France Gall, soprannominata la “lolita del pop francese”, con la sua allure di eterna bambina.

Ma anche le “Little girl lost”, malinconiche e nostalgiche, amano nascondersi e restare lontano dai maschi, la cui compagnia è soppiantata da quella degli animali. Come le studentesse nel film “Picnic a Hanging Rock”, più tardi riprese da Sophia Coppola nelle sorelle Lisbon de “Il giardino delle vergini suicide”. Entrambe mostrano la delicata psicologia delle adolescenti, avvolgendo il film in un completo mistero. Nel libro sono approfondite eroine più moderne come i personaggio di Alicia Silverstone in “The Babysitter”, Natja Brunckhorst protagonista di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”,  Jodie Foster in “Taxi Driver” fino a Chloë Sevigny, attrice, testimonial e modella ribelle, una musa, riferimento per moltissime teenager.

Ma anche l’Oriente adatta il modello di Nabakov, dando vita a “Cosplayers” e “Cute girl”, immortalate dal fotografo Shiroki Aoki nella rivista “FRUiTS”. Qui lo stile diventa qualcosa ai confini del pittoresco, sicuramente divertente e in grado di strapparci un sorriso. Ad esempio l’eco pelliccia, rigorosamente rosa e sintetica è “l’estensione della cameretta, come fosse la versione indossabile del proprio pupazzo preferito”, continua Giulia. In Giappone l’uniforme scolastica viene usata anche dopo la scuola, magari modificata. Chiaro simbolo della giovinezza. E poi le lolite del famoso streetstyle, che indossano abiti vittoriani che ricordano quelli delle bambole, con chiari riferimenti stilistici alla favola di Carroll “Alice nel paese delle meraviglie”.

Moltissimi stilisti hanno cercato di assimilare il look lolita in una collezione, studiando e analizzando i vari aspetti che la rendono, nel complesso, una creatura misteriosa e affascinante e, soprattutto, mai scontata. Decodificando questa giovane femme, la scrittrice ne menziona diversi, da Dolce&Gabbana, a Moschino, da Olimpia Le-Tan, a Vivetta, sino a Meadham Kirchhoff e Ryan-Lo. Sotto vestiti zuccherosi, capelli color pastello, glitter e lustrini, si nasconde in realtà una personalità decisa, forte, una vera ribelle che in periodi diversi, e sotto diverse sembianze, ha vissuto la giovinezza come una voce fuori dal coro, facendo parlare di sé.

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